Il collettivo

Chi siamo

BANDITE

BANDITE è un collettivo di artivismo fondato nel 2023 da Valentina Bosio e Simona Sala, attivo tra arti performative, ricerca e pratiche partecipative. Il loro lavoro si sviluppa a partire da un approccio antropologico al teatro fisico e attraversa teatro, danza, arti visive, video e linguaggi multimediali, con l’obiettivo di generare dispositivi artistici ibridi capaci di attivare esperienze relazionali e collettive. BANDITE lavora sulla soglia tra visibile e invisibile, presenza e rimozione, attivando processi legati a memoria, testimonianza attiva e svelamento. I dispositivi performativi e site-specific sviluppati mirano a coinvolgere il pubblico in esperienze immersive basate su ascolto e relazione, in cui la partecipazione diventa forma di conoscenza e attivazione.

Accanto alla produzione artistica, BANDITE svolge attività di formazione e mediazione culturale con scuole, istituzioni culturali e accademiche attraverso workshop e laboratori transdisciplinari su memoria, frontiera e immaginari. Il lavoro del collettivo viene presentato in diversi contesti accademici e culturali internazionali dedicati a border studies, migrazione e pratiche artistiche contemporanee, contribuendo al dibattito sulle arti come strumenti di ricerca, attivazione politica e costruzione di memoria collettiva.

Simona Sala è artista visiva, attrice e performer.

Nel 2006 fonda la compagnia di arti performative Sineglossa. Dal 2011 lavora all’Istituto Grotowski di Wroclaw (PL) all’interno della compagnia Teatr Zar, negli spettacoli Armine, Sister e Medea / On Getting Across, con cui partecipa a numerosi festival, tra cui il San Francisco International Arts Festival e il Théâtre de la Tempête di Parigi. Nel 2011 collabora con la Fundacja Jubilo al progetto triennale Unlocking nel Penitenziario n.1 di Wroclaw con detenuti con lunghe condanne. Tra il 2015 e il 2018 organizza viaggi sul campo a Salvador de Bahia per studiare i rituali del Candomblé e nel sud dell’Iran (Abadan) per i rituali di possessione. In quegli anni collabora con Jarosław Fret, direttore del Teatr Zar, alla creazione di Witness Action, un nuovo approccio interattivo e partecipativo alla performance volto a superare l’esperienza puramente estetica per attivarne una legata all’identità e alla dignità personale. Tra il 2015 e il 2017 organizza conferenze e azioni pubbliche in cui pubblico e artisti discutono di come l’arte e gli artisti possano testimoniare e agire, attraverso una nuova ritualità della partecipazione. Nel 2019 inizia il suo ultimo lavoro Alètheia, creando installazioni site-specific attorno al tema di ciò che non può essere nascosto e al rapporto con la memoria e la testimonianza. Nel 2022 compie un viaggio sul campo in Chiapas, Messico, con il Fusion Art Center di Giovanna Maroccolo, seguendo un’istanza politica e sociale all’interno delle comunità zapatiste.

Dal 2023 collabora con l’associazione On Borders, laboratorio di ricerca etnografica sugli attraversamenti di frontiera, a un progetto sul campo tra Italia e Francia.

Valentina Bosio è performer, artivista e attivatrice di comunità. La sua ricerca autoriale si concentra in particolare su temi come body-scape, confini, archivio e memoria, muovendosi liberamente tra la ri-mediazione e la proposta di un linguaggio che interseca i codici del teatro, della danza e dei new media.

La sua formazione multidisciplinare inizia con un biennio intensivo di teatro fisico e arti performative all’Atelier Teatro Fisico di Philip Radice a Torino. Nel 2019/20 partecipa al laboratorio permanente di ricerca e composizione Il Corpo Intuitivo di Daniele Ninarello. Nel 2020 consegue un Master Executive con un progetto sulla valorizzazione del paesaggio e del patrimonio culturale dei territori transfrontalieri alpini attraverso la metodologia del Teatro Sociale e di Comunità—progetto che la porta a esplorare per due anni i territori montani tra Francia e Italia. Si laurea all’Università di Torino in DAMS (Discipline delle Arti, della Musica e dello Spettacolo) con una tesi di ricerca su danza e innovazione educativa, esaminando la pratica decoloniale dell’artista e coreografo Salvo Lombardo (2023). Significativi gli incontri e le collaborazioni con artisti come Virgilio Sieni, Daniele Ninarello, Silvia Gribaudi, Sara Leghissa, Giulia Rae e Davide Enia. Tra il 2018 e il 2020 fa parte della giovane formazione teatrale Nouvelle Plague, compagnia residente al Torino Fringe Festival 2019 con La Semimbecille e altre storie, un lavoro sullo studio dell’isteria femminile e sulla sua interpretazione nella psicologia ottocentesca, in rapporto allo stigma verso le persone etichettate come malate psichiatriche oggi. Nel 2021 fonda il collettivo trans-media Volpi Metropolitane, sperimentando anche il linguaggio video e digitale, il concetto di tiers paysage di Clément e il corpo come paesaggio nel progetto erbacce perenni. Nel 2023 entra per la prima volta nei progetti internazionali di Ponte tra Culture soc.coop. Italia, iniziando a collaborare con Gianluca Barbadori e Simona Sala.

Attualmente lavora sul confine alpino tra Italia e Francia con l’attrice e artista visiva Simona Sala, con cui nel 2023 fonda il collettivo BANDITE. BANDITE mira a trascendere il linguaggio puramente performativo, sviluppando una fusione di codici e forme espressive diverse che reclamano il teatro come spazio collettivo e osservatorio privilegiato per interrogare e comprendere la contemporaneità. I loro ultimi progetti esplorano memoria, testimonianza e movimenti migratori transfrontalieri, culminando in opere site-specific sul territorio tra Italia e Francia. Il loro lavoro coinvolge numerose collaborazioni, soprattutto con la comunità e le realtà locali, e partnership con enti come Ponte tra Culture soc.coop. Italia, l’Istituto Grotowski di Wrocław, l’Université Grenoble Alpes e il laboratorio di scienze sociali Pacte di Grenoble.

Collaborazioni

Ponte tra Culture
Université Grenoble Alpes
Resonavisse
Instytut Grotowskiego
On Borders
Sentieri Solidali
COR